26/05/2026
soft...
Inizia una sfida impegnativa per i portafogli obbligazionari. 💸
La fase attuale del ciclo economico globale è caratterizzata da una crescente
divergenza tra Stati Uniti ed Europa, con implicazioni rilevanti sia in termini di
crescita sia di dinamica inflattiva.
La differenza tra le due aree economiche risiede non tanto nel livello dell’inflazione, quanto nella qualità del ciclo
macroeconomico. Negli Stati Uniti l’inflazione si inserisce in uno scenario ancora espansivo, mentre in Europa rappresenta un elemento di rischio aggiuntivo in un contesto già caratterizzato da crescita debole.
Nell’Eurozona, il contesto macroeconomico evidenzia infatti segnali di crescente fragilità, con la crescita economica nel primo trimestre del 2026 che si è attestata su livelli prossimi allo zero (+0,1% su base trimestrale, +0,8% su base annua), confermando un quadro di debolezza dell’attività economica già emerso nei mesi precedenti.
Parallelamente, la dinamica inflattiva ha mostrato una nuova accelerazione, con un incremento del tasso d’inflazione dal +1,9% di febbraio al +2,6% di marzo fino al +3% nel mese di aprile. Una combinazione di crescita debole e prezzi in aumento riconducibile principalmente allo shock energetico, che si sta trasmettendo lungo la catena dei prezzi generando pressioni inflazionistiche di natura esogena.
Il risultato è un contesto che presenta caratteristiche tipiche di una "stagflazione soft”, in cui la politica monetaria si trova ad affrontare un trade-off particolarmente complesso. Al tempo stesso la priorità dichiarata dalla Banca Centrale Europea è sempre stata quella di contenere l’inflazione il più vicino possibile all’obiettivo del 2%. Fino a questo momento la stessa BCE ha mantenuto invariati i tassi di interesse al 2%, ma il dibattito interno al Consiglio Direttivo appare sempre più articolato e appare ormai ampiamente scontato dal mercato (già nei prezzi) un rialzo del costo del denaro già nella riunione di giugno e almeno un altro entro la fine del 2026.
Tale scenario restrittivo risulta forse "poco aderente” al contesto economico del Vecchio Continente e potrebbe portare a un’ulteriore riduzione dei giù minimi tassi di crescita.