03/10/2026
SOCI LAVORATORI DI SRL E CONTRIBUTI IVS : RILEVANO SOLO I REDDITI DENUNCIATI AI FINI IRPEF
Le sentenze di settembre 2026 impongono di rileggere la prassi INPS: resta valida l’esclusione per i soci di solo capitale, mentre per i soci lavoratori di SRL non trasparenti serve un aggiornamento dell’Istituto
Le recenti sentenze della Corte di Cassazione di settembre 2026 intervengono su un tema di rilevante impatto operativo: la determinazione della base imponibile contributiva dei soci di SRL iscritti alla Gestione artigiani o commercianti.
Il punto centrale non è stabilire, in via generica, se l’utile sia stato distribuito o accantonato, ma verificare se il reddito sia stato imputato al socio e denunciato ai fini IRPEF. È questo il criterio selettivo richiamato dall’art. 3-bis, comma 1, del D.L. n. 384/1992, secondo cui il contributo annuo dovuto dagli iscritti alle Gestioni IVS è rapportato alla totalità dei redditi d’impresa denunciati ai fini IRPEF per l’anno di riferimento.
La Cassazione valorizza proprio questo dato: il reddito prodotto da una SRL non trasparente non può essere automaticamente trasferito nella base contributiva del socio lavoratore se non è un reddito fiscalmente imputato al socio e da questo denunciato ai fini IRPEF. Ne deriva la necessità di rileggere la circolare INPS n. 84/2021, distinguendo la parte ancora attuale da quella che richiede un intervento di aggiornamento dell’Istituto.
Il quadro precedente: la circolare INPS n. 84/2021
Con la circolare n. 84 del 10 giugno 2021, l’INPS ha recepito l’orientamento giurisprudenziale secondo cui i redditi derivanti dalla partecipazione in una società di capitali non trasparente, nella quale il socio non svolge attività lavorativa, sono redditi di capitale e non redditi d’impresa.
Questa impostazione resta valida. Il socio che possiede una partecipazione in una SRL non trasparente con apporto di solo capitale, senza svolgere attività lavorativa nella società, non deve includere il reddito derivante da tale partecipazione nella base imponibile IVS. Manca, infatti, un reddito d’impresa imputato al socio e denunciato ai fini IRPEF.
Il principio conserva piena attualità anche dopo le sentenze di settembre 2026: il semplice investimento di capitale in una SRL non trasparente non giustifica, da solo, l’imposizione contributiva. Diverso è il tema del socio lavoratore.
Il socio lavoratore di SRL non trasparente
Per il socio lavoratore, la prassi INPS ha tradizionalmente ritenuto che la base imponibile IVS potesse comprendere la quota di reddito d’impresa dichiarato dalla SRL, attribuita al socio in proporzione alla partecipazione agli utili, anche a prescindere dalla destinazione civilistica dell’utile.
Le sentenze di settembre 2026 impongono oggi di rivedere questa impostazione. La Cassazione distingue due piani: il presupposto dell’iscrizione alla Gestione artigiani o commercianti e la determinazione della base imponibile contributiva.
Il socio che partecipa personalmente, abitualmente e prevalentemente al lavoro aziendale della SRL può essere tenuto all’iscrizione IVS. Tuttavia, dall’iscrizione non deriva automaticamente che il reddito prodotto dalla società debba concorrere alla base contributiva personale del socio.
Nelle SRL non trasparenti il reddito prodotto dalla società è reddito della società, soggetto a IRES. Non diventa automaticamente reddito IRPEF del socio per il solo fatto che il socio lavora nella società o detiene una partecipazione. Perché il reddito assuma rilievo contributivo in capo al socio, occorre che esso sia fiscalmente imputato al socio stesso e denunciato ai fini IRPEF, ossia dichiarato nella posizione fiscale del socio.
Il punto tecnico: non utile distribuito, ma reddito denunciato ai fini IRPEF
La formula corretta non è: sono imponibili gli utili distribuiti e non quelli accantonati. La formula più precisa è: rilevano ai fini IVS i redditi d’impresa imputati al socio e denunciati ai fini IRPEF.
La percezione dell’utile è richiamata dalla sentenza come fatto idoneo, nel caso esaminato, a rendere il reddito riferibile al socio; tuttavia non è la distribuzione, in quanto tale, il fondamento giuridico della contribuzione. Il fondamento resta la denuncia del reddito ai fini IRPEF da parte del soggetto obbligato.
La dizione “denunciati” contenuta nell’art. 3-bis del D.L. n. 384/1992 non può essere intesa come richiamo generico a redditi astrattamente conseguibili, potenziali o semplicemente maturati nella società. Il reddito dichiarato dalla società ai fini IRES non coincide, per ciò solo, con un reddito denunciato ai fini IRPEF dal socio.
SRL trasparenti e società di persone
Resta diverso il caso delle società di persone e delle società di capitali in regime di trasparenza fiscale. Nelle società di persone, il reddito è imputato ai soci per trasparenza, indipendentemente dalla percezione. Analogamente, nelle società di capitali che optano per il regime di trasparenza fiscale, il reddito viene attribuito ai soci secondo le regole previste dagli artt. 115 e 116 TUIR.
In questi casi, il reddito è fiscalmente imputato alla persona fisica e assume rilievo nella sua dichiarazione. Se il soggetto è iscritto alla Gestione IVS, tale reddito continua quindi a concorrere alla base imponibile contributiva. La novità riguarda invece la SRL non trasparente, nella quale il reddito prodotto dalla società resta reddito della società fino a quando non vi sia una specifica imputazione fiscale al socio.
Circolare INPS n. 84/2021: cosa resta valido e cosa va aggiornato
Alla luce del nuovo orientamento, la circolare INPS n. 84/2021 può essere riletta in tre punti.
Primo: resta valida la parte in cui esclude dalla base imponibile IVS i redditi di capitale derivanti dalla partecipazione in SRL non trasparente nella quale il socio non svolge attività lavorativa.
Secondo: deve essere rivista la parte in cui, per il socio lavoratore di SRL non trasparente, la prassi considera rilevante la quota di reddito della società indipendentemente dalla sua imputazione fiscale al socio e dalla relativa denuncia ai fini IRPEF.
Terzo: resta ferma la rilevanza contributiva dei redditi imputati per trasparenza, sia nelle società di persone sia nelle società di capitali che abbiano esercitato l’opzione per il regime di trasparenza fiscale.
È quindi opportuno attendere un intervento dell’INPS, mediante circolare o messaggio, che coordini le istruzioni operative con le sentenze della Cassazione di settembre 2026. Il chiarimento appare necessario anche per individuare, nelle annualità più recenti, il corretto trattamento dei redditi che non transitano più ordinariamente nella dichiarazione IRPEF del socio, ma sono assoggettati a ritenuta a titolo d’imposta.
Immobiliari di mera gestione: il tema preliminare dell’iscrizione
Il caso delle immobiliari di mera gestione resta distinto. Qui, prima ancora di discutere la base imponibile contributiva, occorre verificare se sussista il presupposto stesso dell’iscrizione alla Gestione commercianti.
La società che si limita a detenere immobili propri, concederli in locazione e incassare i relativi canoni non svolge, di regola, un’attività commerciale organizzata tale da imporre automaticamente l’iscrizione IVS dei soci. La mera gestione del patrimonio immobiliare non equivale a esercizio di impresa commerciale ai fini previdenziali.
Il rischio contributivo può emergere solo quando la società svolge attività ulteriore rispetto al godimento del patrimonio, come gestione di immobili di terzi, intermediazione, compravendita immobiliare organizzata, servizi accessori strutturati, locazioni turistiche con attività para-ricettiva o altre attività effettivamente imprenditoriali. Anche in tali ipotesi resta comunque necessario verificare l’apporto personale, abituale e prevalente del socio.
Indicazioni operative
Per lo studio professionale la verifica deve essere impostata distinguendo, in primo luogo, il presupposto dell’iscrizione IVS dalla determinazione della base imponibile. Il primo profilo dipende dalla partecipazione personale, abituale e prevalente del socio al lavoro aziendale; il secondo dipende dalla natura del reddito e dalla sua imputazione al socio ai fini IRPEF.
In presenza di una SRL non trasparente, occorre verificare se il reddito prodotto dalla società sia stato effettivamente imputato al socio e denunciato ai fini IRPEF. In mancanza di tale imputazione, la quota di reddito della società non dovrebbe essere inclusa automaticamente nella base imponibile IVS del socio lavoratore.
Per le posizioni già liquidate, va valutato se siano stati versati contributi su redditi societari non imputati al socio e non denunciati ai fini IRPEF. In tali casi potrà essere esaminata, con prudenza, la possibilità di dichiarazioni integrative o istanze di rimborso, tenendo conto dei termini applicabili e dell’attesa di un aggiornamento della prassi INPS.
In caso di contestazione, la difesa dovrà separare il tema dell’iscrizione da quello della base imponibile: l’INPS dovrà dimostrare non solo l’eventuale attività personale, abituale e prevalente del socio, ma anche l’imputazione fiscale del reddito al socio ai fini IRPEF.
Conclusioni
Le sentenze di settembre 2026 non eliminano l’obbligo contributivo dei soci lavoratori di SRL, ma delimitano la base imponibile contributiva.
La regola corretta non è fondata sulla semplice distinzione tra utili distribuiti e utili accantonati. Il criterio decisivo è un altro: ai fini IVS rilevano i redditi d’impresa imputati al socio e denunciati ai fini IRPEF.
La circolare INPS n. 84/2021 resta valida nella parte in cui esclude i redditi di capitale del socio di solo capitale di SRL non trasparente, ma richiede un aggiornamento nella parte relativa ai soci lavoratori di SRL non trasparenti.
Per le immobiliari di mera gestione, il tema è ancora più radicale: se la società si limita alla detenzione e locazione di immobili propri, manca normalmente il presupposto dell’iscrizione alla Gestione commercianti.
In attesa di un intervento ufficiale dell’INPS, la gestione prudente richiede un’analisi caso per caso, con particolare attenzione alla: natura del reddito; al regime fiscale della società; all’effettiva attività del socio; e alla prova dell’eventuale imputazione del reddito ai fini IRPEF.