Acli San Rocco

Acli San Rocco Caf/patronato

03/07/2026

Conduce Andrea Fragasso

05/06/2026
02/06/2026

Il 2 giugno 1946 gli italiani scelsero la Repubblica e, insieme, un’idea nuova di Paese: libero, democratico, fondato sulla partecipazione e sulla dignità della persona.

Per la prima volta votarono anche le donne. Un passaggio storico che cambiò per sempre l’Italia.

A ottant’anni da quella scelta, ricordiamo che la Costituzione non è solo memoria: è un impegno quotidiano fatto di pace, giustizia sociale, diritti, partecipazione e responsabilità.

Come ACLI siamo orgogliosi del contributo dei Costituenti aclisti alla scrittura della nostra Carta, ancora oggi bussola fondamentale per costruire una società più giusta e inclusiva.

“E la Costituzione è la via maestra per realizzare la pace nella giustizia.” Emiliano Manftedonia, Presidente nazionale drlle Acli

Leggi l’articolo completo👇https://www.acli.it/2-giugno-80-anni-di-partecipazione-e-democrazia/

02/06/2026

💛🧸🌈 𝐋𝐚 𝐒𝐭𝐚𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐞𝐢 𝐒𝐨𝐫𝐫𝐢𝐬𝐢🌈🧸💛

“𝑫𝒐𝒗𝒆 𝒖𝒏 𝒃𝒂𝒎𝒃𝒊𝒏𝒐 𝒔𝒐𝒓𝒓𝒊𝒅𝒆, 𝒊𝒍 𝒎𝒐𝒏𝒅𝒐 𝒔𝒊 𝒊𝒍𝒍𝒖𝒎𝒊𝒏𝒂”🌈

📍Prima tappa Catania con le Acli Catania presso l’Azienda ospedaliera universitaria Policlinico presidio G. Rodolico (Reparti di Pediatria, Oncoematologia pediatrica, DH)

Il progetto, promosso dalle Acli Sicilia, nasce con un obiettivo semplice, ovvero portare un momento di leggerezza nei reparti pediatrici degli ospedali siciliani.

All’interno delle strutture ospedaliere, grazie alla presenza dei volontari delle Acli provinciali e di qualche magico aiutante 🧚🏼‍♀️, verranno donati giochi e libri ai bambini ricoverati, creando occasioni di svago e piccoli spazi di normalità anche durante il percorso di cura.

“La Stanza dei Sorrisi” è un progetto promosso da ACLI Sicilia, realizzato insieme alle ACLI provinciali nell’ambito della campagna del 5 per Mille annualità 2024.

15/05/2026

È partita oggi 15 maggio la raccolta firme per la proposta di legge di iniziativa popolare che chiede di rafforzare il Servizio Sanitario Nazionale pubblico, universale e accessibile.
La proposta punta a intervenire su alcuni dei problemi che oggi pesano di più sulla vita delle persone: liste d’attesa troppo lunghe, difficoltà di accesso alle cure, carenza di personale sanitario, disuguaglianze territoriali sempre più forti e una sanità territoriale che in molte aree del Paese non riesce a dare risposte adeguate.
L’obiettivo è rilanciare il ruolo del servizio pubblico, investendo nella medicina di prossimità, nella prevenzione, nella qualità delle cure e nelle condizioni di lavoro di chi opera ogni giorno nel sistema sanitario. Le ACLI sostengono questa proposta perché il diritto alla salute riguarda la qualità della vita delle persone, la tenuta delle comunità e la possibilità di non lasciare sole le fasce più fragili della popolazione.
“La salute è un diritto fondamentale, non un privilegio. Difendere il diritto alla salute significa difendere la coesione sociale del nostro Paese. Sosteniamo la proposta di legge di iniziativa popolare perché crediamo in un Servizio Sanitario Nazionale pubblico, universale e accessibile a tutte e tutti. Quando il diritto alla cura dipende dal reddito, dal luogo in cui si vive o dalla condizione lavorativa, si rompe un principio fondamentale della nostra democrazia: l’uguaglianza tra le persone. Ridurre le liste d’attesa, garantire cure di qualità, valorizzare il personale sanitario e rafforzare la sanità territoriale significa difendere la dignità delle persone e il futuro del nostro Paese. Investire nella salute significa investire nella comunità, nella solidarietà e nel futuro, garantire sicurezza e inclusione, contrastare le fragilità e ridurre la distanza tra cittadini e territori. Perché nessuno deve essere lasciato solo davanti al bisogno di cura.” Agata Aiello, responsabile Inclusione sociale ACLI nazionali.

Per firmare e approfondire la proposta:
https://www.acli.it/le-acli-sostengono-la-proposta-di-legge-popolare-per-rafforzare-il-servizio-sanitario-nazionale/

05/05/2026

L’attacco alla Global Sumud Flotilla da parte delle forze armate israeliane è un insieme di atti illegali che si prefigurano come reati in base al diritto internazionale, marittimo, europeo e nazionale, e alcuni chiamano in causa direttamente l’Unione Europea e il Governo Italiano.

Chiediamo al governo italiano di intervenire con tutti gli strumenti possibili per la liberazione di Avila e Abukeshek: per il diritto marittimo, le imbarcazioni battenti bandiera italiana che navigano in acque internazionali ricadono sotto la giurisdizione del Paese di bandiera, e il rapimento è quindi da considerarsi compiuto in territorio italiano.
Il governo italiano è anche tenuto a chiedere conto ad Israele dell’atto di pirateria compiuto contro cittadini e cittadine italiani e imbarcazioni battenti bandiera italiana.
All’Unione Europea chiediamo un’azione tesa a determinare l’immediata liberazione dei due rapiti, giustizia per gli equipaggi vittime dell’attacco, e la fine delle complicità con le violazioni dei diritti umani e dei popoli commessi da Israele.

Il rispetto dei diritti umani e dei principi democratici è stato ancora una volta violato. È tempo di prenderne atto, e di agire di conseguenza.

ANPI, ARCI, ACLI, LIBERA, PAX CHRISTI

26/04/2026

Le Quattro Ore di Mascalucia

C’è un paese, ai piedi dell’Etna, che oggi si è fatto grosso, anzi gonfio, come un albero cresciuto storto e in fretta: Mascalucia. Oltre trentamila abitanti, strade larghe, villette a schiera e voci di città. Ma nel 1943, di quella Mascalucia non c’era che il nome.

C’erano tremila anime stanche, e in più cinquemila sfollati arrivati da Catania, che a quel tempo tremava sotto le bombe. Gente con valigie leggere e occhi pesanti. Il paese si stringeva, come poteva: in una stanza dormivano in dieci, l’acqua si centellinava, il pane si divideva col coltello e senza recriminazioni.

Ma a volte basta una giornata storta — il 3 agosto, per esempio — per far esplodere tutto.

A Mascalucia bivaccavano duemila soldati tedeschi, stanchi pure loro, col dito sul gr*****to e la faccia dura. I soldati italiani, pochi, silenziosi, erano addetti alle fotoelettriche.
L’Italia era ancora “alleata” della Germania, almeno sulla carta. Ma la realtà, come spesso accade, smentiva i documenti.

I tedeschi cominciarono a razziare: animali, vettovaglie, biciclette, perfino la pazienza della gente. La goccia scivolò nel vaso quando un gruppo di soldati tentò di rubare una camionetta. Ma il proprietario aveva staccato la batteria.

In quel momento intervenne Francesco Wagner, 22 anni, mantovano, soldato italiano con la schiena dritta e il moschetto carico.
Li minacciò. I tedeschi, sorpresi, si ritrassero. Ma promisero vendetta, com’è usanza dei prepotenti.

Poco dopo, Wagner fu sorpreso mentre era fermo con la sua moto. Gliela presero. E lui, che non era tipo da mandare giù la rabbia, li rincorse, e li trovò. Erano accanto a un camion carico di soldati. Lui tirò fuori il moschetto, e poi — gesto da cinema, ma reale — una bomba a mano con la linguetta tra i denti.

I nazisti si fermarono. La paura parla tutte le lingue. Gli restituirono la moto.
Più tardi, Wagner catturò un altro tedesco che tentava un’irruzione. Ma quello, con una pi***la nascosta, gli sparò alle spalle. E lo lasciò lì.
Francesco Wagner morì così: da solo, in piedi, tradito.

E mentre in una parte del paese si piangeva, dall’altra scoppiava il fuoco. A Villa Amato, i nazisti cercavano armi. Il proprietario, Giovanni Amato, non chinò la testa. Lo fucilarono davanti al cancello. I familiari risposero, spararono, colpirono. I cadaveri tedeschi vennero nascosti, ché l’odore della rappresaglia già si sentiva.

La notizia si diffuse come una miccia corta. E Mascalucia esplose.

Si sparava dai tetti della Chiesa Madre, di San Vito, dai balconi, dalle ville. Si piazzò perfino una mitragliatrice alle porte del paese. Dalle 17 alle 21, fu guerriglia urbana, senza quartiere, senza ordini, senza tregua.

Poi, alle 21, una pausa silenziosa. Le mani tremavano, i corpi andavano raccolti.

Ma alle 22 arrivarono i rinforzi tedeschi. Con loro, un panzer, e la richiesta glaciale:

“Cento mascaluciesi da fucilare. Subito. Per rappresaglia.”

Il podestà tentava di trattare, ma i nazisti stringevano. Finché Tommaso Nicolosi, vigile militarizzato, fece il gesto che nessuno si aspettava: disarmò l’ufficiale tedesco e gli puntò la pi***la alla testa.
Non fu retorica, fu istinto. Con gli inglesi alle porte e l’arma alla tempia, il comandante si arrese. La colonna lasciò il paese.

14 tedeschi morti. Altri scomparsi.
Di civili feriti o uccisi, nessuna lista certa. Alcuni rimasero anonimi per scelta, per paura, per dignità. Ma si sa che, oltre a Wagner e Amato, morì un cittadino e due soldati italiani che avevano preso parte alla rivolta.

Il 7 agosto arrivarono gli inglesi. Ma la guerra, per Mascalucia, era finita quattro giorni prima, quando il popolo prese in mano il proprio destino.

Il 12 novembre 2022, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella consegnò al Comune la Medaglia d’Argento al Merito Civile.
La motivazione era limpida come il sangue versato:

“Primo comune in Europa a insorgere contro l’esercito tedesco.”

Ecco, Mascalucia. Quattro ore bastarono per fare la storia. E ancora oggi, vale la pena ricordarlo.

Fonti : mascalucia. Org :- La Resistenza etnea: le quattro ore di Mascalucia del 3 agosto 1943 di Francesca Calì ; palermo.anpi. It :- Estate 1943: Una lunga scia di sangue nell’area etnea. Le stragi naziste di Domenico Stimolo; La resistenza italiana in Sicilia. I martiri e gli eroi di Mascalucia e Pedara di Nicola Musumarra

Indirizzo

Via Etnea 374
Mascalucia
95030

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 13:00
Martedì 16:00 - 19:00
Mercoledì 09:00 - 13:00
Giovedì 16:00 - 19:00
Venerdì 09:00 - 13:00

Telefono

+393277273010

Sito Web

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