25/02/2022
Il grafico mostra la cronologia di crolli del mercato azionario americano dal 1870 al 2020 e i rendimenti reali di un dollaro investito a Wall Street nello stesso periodo. Il primo dato che balza agli occhi è il rendimento: quel dollaro del 1870 oggi varrebbe 15.303 dollari (a fine marzo). Ma il suo percorso di crescita è stato tutt’altro che lineare. Ci sono state molte fasi Orso, alcune delle quali anche profonde.
Nel 1929, Wall Street p***e il 79% del suo valore. Al crollo seguì la Grande depressione. E’ stato il periodo più buio in 150 anni.
- Tra agosto 2000 e febbraio 2009, il ribasso è stato del 54%. Si è parlato del “decennio perduto” ed è stato il secondo peggior periodo per la Borsa americana, cominciato con lo scoppio della bolla di Internet. Il mercato si riprese, senza recuperare, però, i livelli iniziali perché poi arrivò la Grande crisi finanziaria legata ai mutui subprime (di bassa qualità). Solo a marzo 2013, il listino è riuscito a recuperare completamente.
- Tra giugno 1911 e dicembre 1920, Wall Street p***e il 51%, il suo quarto peggior risultato in 150 anni. E’ il periodo più paragonabile con l’attuale, dato che tra il 1918 e il 1920 ci fu l’influenza sp****la, una pandemia che fece decine di milioni di vittime in tutto il mondo.
La domanda di tutti gli investitori, però, oggi è: quanto ci vorrà per lasciarci alle spalle il crollo delle Borse causato dal conflitto?
Guardando ai crolli di Wall Street del passato, la durata varia, così come la severità dello shock. Se prendiamo i cinque principali dal 1870, vediamo che in media hanno avuto 57 mesi tra l’inizio del declino e il momento in cui hanno raggiunto il minimo e 125 mesi per tornare al picco massimo precedente. Oltre ad essi, ci sono stati altri dodici periodi di mercato orso in 150 anni, praticamente uno ogni nove anni circa.
“In termini di ripidezza, l’attuale declino è serio”, dice Kaplan. “Ma è impossibile dire quanto durerà e quanto impiegherà il mercato per riprendersi. La storia però ci insegna che è accaduto molte volte in passato e il mercato si è sempre ripreso”. Insomma, il ricercatore preferisce non parlare di “cigni neri”, ma piuttosto di “black turkey”, perché si verificano abbastanza di frequente. “Per questa ragione, il rischio di mercato è più della volatilità”, precisa. “Include la possibilità di mercati depressi ed eventi estremi. Gli shock sono terribili nel breve periodo, ma l’analisi di 150 anni di Wall Street insegna che il mercato azionario continua a remunerare per il rischio assunto”.
Anche in questi giorni, come già accaduto circa due anni fa con il crollo delle borse a seguito della pandemia, finanziariamente assistiamo ad uno scenario in cui l'alternativa al mercato azionario in realtà non esitste: il prezzo del BTP decennale è crollato in un anno del 20% circa con un rendimento cedolare dello 0,95% con un inflazione del dicembre 2021 del 3,9%, con un potere d'acquisto, quindi, che erode il capitale del 2,4%!
Di contro il rapporto prezzo/utile delle azioni diventa molto più remunerativo tornando a livelli ancora più interessanti del periodo pandemico 2020!
Quindi: nervi saldi e razionalità.