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Scadenze Partite IVA rinviate: cosa cambia davvero?Nuove date per tasse e contributi nel 2026Una novità importante rigua...
27/05/2026

Scadenze Partite IVA rinviate: cosa cambia davvero?

Nuove date per tasse e contributi nel 2026

Una novità importante riguarda le scadenze fiscali delle partite IVA.

La scadenza ordinaria del 30 giugno 2026 è stata rinviata al 20 luglio 2026 senza maggiorazioni.

La proroga riguarda i principali versamenti collegati alla dichiarazione dei redditi:

• saldo imposte 2025

• primo acconto 2026

• imposta sostitutiva forfettari

• IRPEF / IRES

• contributi INPS variabili collegati al reddito

Quindi non si parla di una singola tassa, ma del principale blocco di pagamenti estivi delle partite IVA.

La proroga riguarda soprattutto:

• forfettari

• freelance

• professionisti

• artigiani

• commercianti

• piccole imprese

Attenzione però a una novità importante, negli anni scorsi chi pagava dopo la scadenza aveva una maggiorazione dello 0,40%.

Quest’anno invece entro il 20 luglio → nessuna maggiorazione
dal 21 luglio al 20 agosto → maggiorazione dello 0,80%

Quindi il Governo concede più tempo, ma aumenta il costo per chi aspetta ancora ad agosto.

Importante anche una distinzione sui contributi INPS.

Slittano i contributi collegati alla dichiarazione dei redditi

Non slittano automaticamente i contributi fissi trimestrali artigiani e commercianti.

Per esempio le rate INPS fisse restano separate dalle nuove scadenze fiscali.

Inoltre resta possibile pagare in unica soluzione, oppure rateizzare.

Anche se le rate successive al 20 luglio avranno interessi leggermente più alti.

Per questo è importante organizzarsi in anticipo.

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INPS: contributi fissi o in percentuale?Una delle domande più frequenti quando si apre una partita IVA è: i contributi I...
20/05/2026

INPS: contributi fissi o in percentuale?

Una delle domande più frequenti quando si apre una partita IVA è: i contributi INPS sono fissi o in percentuale?

La risposta giusta è dipende dalla tua attività.

Non esiste una regola unica per tutti, ed è proprio qui che spesso nasce confusione.

Se sei un professionista (ad esempio consulente, freelance, marketer, sviluppatore) iscritto alla Gestione Separata INPS, i contributi funzionano in modo molto semplice: sono solo in percentuale sul reddito.

Questo significa che se fatturi meno, paghi meno; se fatturi di più, paghi di più.

Non hai importi minimi obbligatori da versare.
È un sistema più “flessibile”, soprattutto nei primi anni di attività o quando i guadagni non sono costanti.

Diverso invece il caso di artigiani e commercianti.

In queste situazioni, i contributi hanno una struttura mista: una quota fissa annuale, da pagare anche se fatturi zero, e una quota variabile in percentuale, che scatta oltre una certa soglia di reddito.

Quindi mentre nella Gestione Separata i costi seguono il tuo fatturato, qui hai un costo minimo da sostenere ogni anno, indipendentemente da quanto incassi.

Ed è proprio questo il punto chiave, capire in quale categoria rientri cambia totalmente la sostenibilità della tua attività.

Una valutazione iniziale fatta bene ti permette di sapere quanto pagherai di contributi, quanto devi accantonare ogni mese, come impostare correttamente i tuoi prezzi, e quale regime è più adatto alla tua situazione.

Perché i contributi non sono solo una voce di costo, sono uno degli elementi principali che determinano quanto ti resta in tasca.

Capirli prima significa evitare sorprese dopo e gestire la tua partita IVA con molto più controllo.

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15/05/2026

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Lavoro dipendente e partita IVA: si può fare?Se sei un lavoratore dipendente, puoi aprire una partita IVA?La risposta, n...
13/05/2026

Lavoro dipendente e partita IVA: si può fare?

Se sei un lavoratore dipendente, puoi aprire una partita IVA?
La risposta, nella maggior parte dei casi, è sì.

Non esiste un divieto generale: puoi affiancare un’attività autonoma al tuo lavoro dipendente.

Anzi, è una situazione molto comune per chi vuole iniziare un progetto in parallelo o aumentare le proprie entrate.

Detto questo, ci sono alcune condizioni importanti da rispettare.

La prima riguarda il tuo contratto di lavoro.

Alcuni contratti prevedono clausole di esclusiva o limitazioni: in pratica, il datore dilavoro può vietarti o restringere la possibilità di svolgere altre attività, soprattutto se in concorrenza.

Per questo motivo, il primo passo è sempre controllare cosa hai firmato.

La seconda riguarda il regime fiscale.

Se vuoi accedere al regime forfettario, devi rispettare un requisito preciso: il tuo reddito da lavoro dipendente non deve superare i 30.000€ annui (salvo alcuneeccezioni, ad esempio se il rapporto di lavoro è cessato durante l’anno).

Poi c’è un aspetto spesso sottovalutato: la coerenza tra le due attività.

È importante evitare situazioni in cui:

● fatturi allo stesso datore di lavoro

● svolgi con la partita IVA lo stesso identico lavoro da dipendente

Queste situazioni possono creare problemi, sia dal punto di vista fiscale che contributivo.

Un altro elemento da considerare è proprio quello dei contributi:
se hai già un lavoro dipendente, stai già versando contributi previdenziali.

In alcuni casi, questo può influire su quanto dovrai versare con la partita IVA (ad esempio con eventuali riduzioni o regole diverse a seconda della gestione).

In sintesi: puoi farlo, ma va impostato correttamente fin dall’inizio.

Fare una valutazione prima di aprire la partita IVA ti permette di capire:

● se puoi accedere al regime forfettario

● quale codice ATECO scegliere in base alla tua attività

● come gestire correttamente tasse e contributi

● se ci sono rischi legati al tuo contratto di lavoro

Così eviti errori e parti con una struttura già chiara, sostenibile e in regola.

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