Studio Piero Attili

Studio Piero Attili Gestione di contabilità, fisco,
finanza e lavoro. Consulenza finanziaria e condominiale.

I nostri servizi:
consulenza fiscale, consulenza del lavoro, consulenza amministrativa, tenuta di contabilità per aziende e professionisti; redazione di dichiarazioni fiscali e del lavoro; consulenza ambito finanziario

21/08/2024

Agli italiani piacciono le criptovalute

Il Rapporto Consob sugli investimenti delle famiglie italiane mostra un aumento dell’interesse verso le criptovalute, passati in due anni dall’8 al 18%, e gli investimenti sostenibili. Un giovane su due investe cercando indicazioni sui social

È un fascino sottile quello che emanano le criptovalute, un sapore di libertà e tecnologia che sa di futuro e conquista spazi, a cominciare dalla possibilità di trasferire valori secondo il principio del “peer-to-peer”, da un soggetto ad un altro e senza alcun intermediario.

La percentuale di italiani che possiedono portafogli in criptovalute è più che raddoppiata nel giro di due anni appena: dal 2022 al 2024, passando da un timido 8% ad un più robusto 18%. Questo, almeno, è quanto risulta dalla fotografia sul settore scattata dal rapporto Consob sulle scelte di investimento delle famiglie italiane, realizzato su un campione di oltre 2mila investitori che ammettono di usare a piene mani i canali social per trovare suggerimenti e indicazioni sugli investimenti. In particolare per il 58% dei giovani fra 18 e 34 anni e il 42% delle donne, a cui si aggiungono coloro che hanno scarse conoscenze finanziarie e disponibilità limitate. Se il dato può sembrare un confortante segnale figlio dei tempi, dall’altro può trasformarsi in un pericolo, perché i social aumentano i rischi di cadere nelle mani sbagliate o di credere in investimenti errati.

Secondo quanto emerge dall’indagine Consob, i prodotti finanziari maggiormente presenti nei portafogli degli italiani sono certificati di deposito e buoni fruttiferi postali, seguiti da titoli di Stato, fondi comuni di investimento e obbligazioni, con una sostanziale curiosità verso le criptovalute e un incremento della percentuale di interesse al trading online, sulla spinta di fattori come l’opportunità di un guadagno immediato e la possibilità di diversificare il portafoglio.

A emergere in modo netto è anche la crescita degli investimenti “sostenibili”, scelti quest’anno dal 20% degli intervistati contro l’11% di due anni fa. Una propensione verso le sorti del pianeta anche in tema economico che si fa ancora più marcata tra gli investitori che ricorrono al lavoro di un professionista (55% dei casi), così come tra coloro che mostrano un’alta propensione alla ricerca di informazioni sulla finanza sostenibile (64%) e tra quanti già possiedono investimenti sostenibili (76%).

La tendenza degli investitori retail è in massima parte quella di affidarsi ad un intermediario di riferimento, scelto in base fattori come chiarezza (21%), attenzione ai bisogni (18%), affidabilità (19%), disponibilità a seguire il cliente nel post-vendita (16%) e competenza (18%). Nel 48% dei casi, il consulente viene assegnato direttamente dalla banca. In più, il ricorso alla consulenza cresce di pari passo con l’età, raggiungendo il 49% nella fascia tra 65 e i 75 anni. La quota scende al 48% tra i 55 e i 64 anni e cala al 32% tra i 18 e i 34 anni, con le donne più inclini a rivolgersi ad un consulente rispetto agli uomini (43% contro 39%).

La novità dello studio è che per la prima volta contiene anche una sezione dedicata alle fonti di informazione da cui le famiglie italiane attingono quando si tratta di investire i propri risparmi. In questo, la supremazia di internet è un dato di fatto per il 34% degli uomini e per i nuclei familiari che gestiscono somme inferiori ai 50.000 euro (41% rispetto al 33% di chi ha disponibilità più elevate) e per chi ha un basso livello di educazione finanziaria (55% contro 33%). Seguono la televisione (43%) e i social media (36%), a pari merito con siti o app specializzati nell’intermediazione finanziaria. Relegati a margine la carta stampata e le testate online, scelte da appena il 34% degli intervistati.

Per finire con una nota maschilista: chi decide su cosa e dove investire è quasi sempre il membro della famiglia che guadagna di più, responsabile anche della gestione delle finanze: nel 78% dei casi si tratta di un uomo dall’età media di 51 anni. “Si conferma il consolidato divario di genere che caratterizza il contesto italiano con riferimento non solo ad aspetti retributivi ma anche sociali e culturali”, conclude il documento della Consob.

22/07/2024

La scommessa finale sul concordato affidata alla flat tax
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Lo chiede il Parlamento. Lo chiedono le associazioni di categoria. Lo chiedono gli Ordini professionali. Così, il decreto correttivo sul concordato fiscale appare inevitabilmente destinato a cambiare, e non poco, il volto dell’accordo tra Fisco e contribuenti. A dirla tutta, ora che sono stati acquisiti i pareri delle commissioni parlamentari, più che di un «fine tuning del concordato», come lo ha definito il viceministro Maurizio Leo parlando a Radio 24, il decreto legislativo che il Governo si appresta a varare in via definitiva rappresenta la scommessa finale sul successo dell’intera operazione. O la va o la spacca, si potrebbe dire. Tanto sotto il profilo strategico, visto che il concordato è l’istituto che forse più di ogni altro interpreta e descrive l’approccio del Governo e della maggioranza ai temi del fisco e del contrasto dell’evasione fiscale; quanto perché – è impossibile ignorarlo – un alto gradimento in termini di adesioni darebbe anche un po’ di ossigeno alle casse dello Stato in vista della sessione di bilancio per il 2025.

Qualcuno si spinge persino a parlare di “concordato in saldo”. Forse un’esagerazione. Di certo, nei pareri votati in questi giorni dal Parlamento, sentiti e raccolti i consigli delle categorie produttive e professionali, emerge forte sia la richiesta di alleggerire il costo dell’adesione sia quella di rafforzare le tutele e i benefici previsti per i contribuenti che aderiranno. Richieste che, nel gioco delle parti della politica, il Governo non potrà non assecondare, senza per altro doversene assumere la responsabilità. D’altra parte, si sa, il Parlamento è sovrano.

Riusciranno le correzioni a modificare un umore che finora ha fatto trasparire una certa freddezza dei contribuenti e degli operatori, sia per i costi elevati sia per i benefici non generosissimi (sia per l’assenza quasi totale di qualsiasi credibile forma di deterrenza)?

Si vedrà. Per ora, possiamo dire che la parola magica è diventata flat tax. O meglio, per non irritare i puristi, imposta sostitutiva. Perché chi sceglierà di aderire al concordato biennale/annuale non pagherà sull’incremento di reddito la propria aliquota “naturale” – l’Ires per le società o l’Irpef progressiva per le persone fisiche oppure ancora la flat tax del 15 o 5% dei forfettari (!) – bensì, appunto, un’imposta fissa, più bassa di quella naturale, graduata in base al livello di affidabilità fiscale del contribuente. Con l’evidente intento di alleggerire la pretesa del Fisco e di invogliare un maggior numero di contribuenti ad aderire al concordato. Il viceministro Leo si è nuovamente affrettato a chiarire che non si tratta di un condono preventivo. Qualcun altro dirà che, in fondo, a chi sceglie il concordato si sta solo applicando un meccanismo analogo a quello già previsto (per il 2023) con la flat tax sui redditi incrementali.

Tutto bene. Ma prima o poi ci si dovrà chiedere come un sistema fiscale che vive di continue deroghe ed eccezioni possa davvero ritrovare l’equità perduta.

18/04/2024

Nuova vita per il Bitcoin, pronto il taglio di emissioni

Halving. Da domani la creazione giornaliera di Bitcoin si dimezza da 900 a 450: questo renderà la criptovaluta anche più scarsa dell’oro. Possibili contraccolpi sui minatori meno efficienti
Vito Lops
Ci siamo. Domani per Bitcoin inizia una nuova epoca. Perché scatta il quarto halving della storia della criptovaluta ideata nel 2008 dal programmatore tutt’oggi misterioso che si cela dietro lo pseudonimo Satoshi Nakamoto. Halving in inglese vuol dire “dimezzamento”. Ed è proprio quello che accadrà alle emissioni quotidiane di Bitcoin: dalle 21:48 del 19 aprile non saranno più creati 6,25 Bitcoin per ogni blocco di transazioni (che viene inserito nel registro digitale chiamato blockchain ogni 10 minuti circa). L’emissione si ridurrà a 3,125. Il che vuol dire che ogni giorno la creazione di Bitcoin passerà da 900 a 450. Il che vuol dire che Bitcoin diventerà sempre più scarso, come nell’obiettivo dell’ideatore che ha previsto questo meccanismo con cadenza all’incirca quadriennale (per la precisione ogni 210mila blocchi di transazioni) per rendere Bitcoin una valuta digitale ad inflazione decrescente programmata. E per metterla in competizione con le valute fiat (dollaro, euro, ecc.) che tecnicamente non prevedono limiti di emissione nel tempo.
Piaccia o non piaccia, convinca o non convinca, Bitcoin è un protocollo informatico che, abbinando le tecnologie della crittografia (per la sicurezza del network) e della blockchain (per la trasparenza e per evitare la doppia spesa) alla teoria dei giochi (meccanismo di incentivi per gli attori che ne prendono parte) ha creato per la prima volta nella storia il concetto di scarsità in ambito digitale. Concetto a cui il mercato attribuisce un valore di 1.200 miliardi di dollari, corrispondenti a un prezzo per singolo bitcoin di circa 61mila dollari. Il tasso di inflazione annuo di Bitcoin si attesta all’1,73% e scenderà allo 0,86% a partire da domani, dopo l’halving. Da qui la narrativa di Bitcoin come potenziale riserva di valore. Da qui anche il paragone con l’oro. A tal proposito c’è un modello che viene utilizzato per determinare l’effetto rarità: lo “stock to flow”. Si ricava confrontando la quantità totale esistente di un bene (stock) con la quantità dello stesso bene che viene prodotta in un dato anno (flow). Stando a questo modello oggi l’oro ha un rapporto di circa 56,45 (dividendo 197.576 tonnellate che si suppone siano state finora estratte nella storia per le 3.500 tonnellate estratte nell’ultimo anno). In poche parole occorrerebbe qualcosa più di 56 anni per produrre la quantità di oro oggi esistente al mondo. Dopo l’halving Bitcoin sorpasserà l’oro secondo questa metrica perché avrà un rapporto stock to flow di 118 (ottenuto dividendo i 19,5 milioni di Bitcoin finora estratti per le 164.250 unità annue). A conti fatti fra qualche ora Bitcoin diventerà la “materia prima” (anche se in forma digitale) più scarsa al mondo.
Tecnicamente per Bitcoin e per l’industria dei miners che mantiene in piedi il network (sono i miners ad validare le transazioni ogni 10 minuti risolvendo complicati calcoli computazionali e, come ricompensa, ricevono appunto nuovi Bitcoin creati ad hoc) l’halving è uno shock. Un test sulla solidità del network decentralizzato.
«L’halving può avere una serie di implicazioni per il settore blockchain e gli attori coinvolti, ad esempio influenzando significativamente la redditività dei miners - spiegano Valeria Portale e Giacomo Vella, co-direttori dell’Osservatorio Blockchain & Web3 del Politecnico di Milano -. Quando avviene un halving di Bitcoin, la ricompensa che i miners ricevono per ogni blocco minerato viene dimezzata. Questo riduce direttamente i loro guadagni potenziali. Di conseguenza, i miner che utilizzano hardware meno efficienti, o coloro che affrontano costi energetici elevati, potrebbero trovarsi a non coprire più i costi operativi e quindi essere costretti a cessare le loro attività di mining. Dopo i primi tre halving di Bitcoin, abbiamo visto significative riduzioni nel tasso di hash della rete, che è un indicatore della potenza di calcolo complessiva impiegata per minare Bitcoin. Queste riduzioni negli ultimi tre halving sono state del 25%, dell’11% e del 25%. Nonostante questi cali temporanei, nel lungo periodo l’hashrate di Bitcoin ha poi seguito una traiettoria ascendente, dimostrando che si tratta solo di fasi di riassestamento temporaneo».
Gli investitori osservano da vicino l’halving anche perché nelle tre precedenti occasioni, dopo un iniziale periodo di incertezza, ha sempre innescato un forte rialzo del prezzo. Non è detto che ciò accada anche questa volta. Molto dipenderà dal contesto macro e dalla liquidità delle banche centrali, perché Bitcoin finora ha dimostrato di essere un asset fortemente correlato all’espansione monetaria del “mondo tradizionale”.
«Del domani non v’è certezza ma di sicuro c’è che le criptovalute ormai hanno assunto una posizione rilevante nello spazio degli asset finanziari - spiega Antonio Sidoti, responsabile del Sud Europa per WisdomTree -. La capitalizzazione di mercato totale degli asset liquidi è di circa 191mila miliardi di dollari. Quella delle criptovalute è pari a quasi 2.000 miliardi di dollari, ovvero l’1% della capitalizzazione di mercato totale. Si tratta di un mercato di dimensioni simili a quello delle obbligazioni ad alto rendimento, delle obbligazioni indicizzate all’inflazione o delle small cap dei mercati emergenti. Scegliendo di non investire in asset digitali, gli investitori stanno di fatto scommettendo attivamente contro l’asset class. Ciò che è davvero interessante - conclude Sidoti - è che nel 2023, un’allocazione dell’1% al bitcoin avrebbe aggiunto l’1,57% alla performance di un portafoglio multi-asset. L’halving a nostro avviso aumenterà il livello di attenzione verso Bitcoin e porterà, insieme al lancio dei nuovi Etf sulle cripto, una crescita dell’esposizione da parte degli investitori istituzionali». In termini di volatilità c’è però da allacciarsi le cinture. Ieri il prezzo è sceso del 5% allontanandosi del 18% rispetto al massimo storico registrato il 14 marzo a 74mila dollari.

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05/03/2024

Il Bitcoin sfonda i 67mila dollari, a un soffio dal massimo storico

Mai così in alto. La capitalizzazione di Bitcoin ieri ha superato 1.300 miliardi di dollari. È stata rotta la barriera del precedente massimo a 1.270 miliardi. Ora vale più di Visa e MasterCard che insieme arrivano a 1.000 miliardi. Il prezzo in biglietti verdi ha sfiorato i 67mila dollari, a un passo (3%) dal massimo storico di 69.500 del novembre 2021. Anche per un investitore europeo la seduta di ieri entra nel guinness. Perché il prezzo ha superato per la prima volta i 60mila euro. Questo significa che tutti coloro che hanno acquistato la criptovaluta (anche nel momento peggiore, cioè a fine 2021 esponendosi poi a una correzione del 70% l’anno successivo) e nel frattempo non hanno venduto, da ieri sono tornati in profitto.
La sfilza dei primati prosegue ricorrendo alle statistiche. Prima di questo ciclo mai il valore di Bitcoin aveva aggiornato i massimi prima dell’halving, quel meccanismo previsto dal protocollo in base al quale ogni quattro anni il numero di Bitcoin emessi viene dimezzato. Nei precedenti cicli la vera bull run si è verificata nei 12-18 mesi successivi all’halving. A questo giro la fase pre-halving si sta rivelando più forte del previsto con il prezzo che non accenna a fermarsi. Altro record: siamo al settimo mese consecutivo di rialzo. Se marzo dovesse terminare con una “candela verde” anche questo primato andrebbe quindi aggiornato. Le fasi pre-halving sono sempre state caratterizzate da un’accelerazione ma anche da una correzione. Staremo a vedere se il mercato rispetterà questa metrica. All’halving manca ormai poco più di un mese: la data attualmente prevista (ma è suscettibile di variazioni in base al funzionamento del network) è il 19 aprile. Altro record: MicroStrategy, l’azienda guidata dal massimalista Michael Saylor che con un piano di accumulo si ritrova in tesoreria 193mila Bitcoin per un valore prossimo a 13 miliardi, grazie a questo balzo sarebbe eligibile, in termini di capitalizzazione, nell’indice S&P 500. Qualora dovesse essere ammessa vorrebbe dire che l’andamento di Bitcoin andrebbe in parte ad influenzare la performance dell’indice di Wall Street.
Questo ciclo pare quindi un po’ sfasato rispetto ai tre precedenti. In effetti qualcosa di diverso a questo giro della storia c’è. E si chiama Etf. Dall’11 gennaio a Wall Street sono sbarcati 10 fondi passivi che replicano il prezzo della criptovaluta, con commissioni molto basse (in media lo 0,3% annuo). Affrancano gli investitori del tema spinoso della custodia (chi investe direttamente in Bitcoin è responsabile nel bene e nel male dei propri asset, se perde la chiave privata non può contattare nessun ufficio clienti) e della fiscalità. Il primo bilancio di questi prodotti (che vedono in prima fila BlackRock e Fidelity) è superiore alle previsioni. I flussi netti hanno superato 7,5 miliardi. E sarebbero stati molto più ampi se nel frattempo non ci fossero stati 8 miliardi di deflussi da GrayScale, il cui passaggio da trust a Etf ha consentito a molti investitori incagliati nel precedente “mercato orso” di liquidare le posizioni. Solo BlackRock ha raccolto oltre 10 miliardi in poco più di un mese. Se aumenta la domanda degli investitori gli emittenti devono acquistare Bitcoin per mantenere costante il collaterale. Gli acquisti avvengono prevalentemente “over the counter” (quindi non sul mercato aperto). Ma alcuni dati indicano che i Bitcoin disponibili sul circuito “Otc” sono in forte calo, proprio in ragione della nuova domanda proveniente dagli Etf. C’è chi ipotizza che sia in corso una “supply choc”, una carenza dell’offerta a fronte di una domanda crescente. Solo dal “mondo Etf” nelle ultime giornate è arrivata una domanda giornaliera 10-12 volte superiore rispetto ai 900 Bitcoin minati ogni giorno. Numero che si dimezzerà a 450 dopo l’halving. Queste dinamiche, legate al nuovo equilibrio tra domanda e offerta che la criptovaluta sta cercando, stanno influenzando inesorabilmente il prezzo.
Bisogna però fare molta attenzione. In queste fasi può scattare la fomo (fear of missing out), paura di perdere il treno. I continui rialzi possono spingere anche investitori ignari, che magari non hanno neanche studiato i perché e i percome della tecnologia Bitcoin, semplicemente attratti dal prezzo. Quando si investe, e questa regola vale tanto per un BTp quanto per un Bitcoin, bisogna conoscere lo strumento che si intende inserire in portafoglio. Consapevoli che quando si sale troppo, l’aria si fa rarefatta. Il mercato non ha mai “lavorato” prezzi così in alto. Mancano i volumi del passato. I riferimenti. In questo senso, da ieri per Bitcoin è cominciata una nuova partita.

26/02/2024

Etimologia del concordato preventivo

Cercare il reale significato del concordato preventivo biennale nella sua convenienza rispetto alle ordinarie modalità di determinazione del reddito è sbagliato e fuorviante. Non si tratta, infatti, di un regime contabile alternativo, né di un’agevolazione fiscale. Non è nemmeno un condono, ma l’esatto opposto. Il concordato preventivo biennale è l’ultimo disperato tentativo di ricondurre l’infedeltà fiscale entro limiti accettabili.

Sarà inevitabile che le proposte di adesione siano riviste al rialzo rispetto allo storico dei redditi dichiarati. Che l’obiettivo sia fissato a ISA 8 o ISA 6, con esso si mira ad abituare i contribuenti palesemente infedeli a dichiarare qualcosina in più. Pertanto strepitare non serve a nulla. Non guardiamo il dito, ma la luna. Il concordato preventivo biennale è tutt’altro.

Il regime premiale offerto dall’adesione alla proposta dell’Amministrazione finanziaria è solo un palliativo, un modo credibile per giustificare la sua introduzione. Il concordato preventivo biennale, al contrario, è la rappresentazione tangibile di un nuovo paradigma fiscale dove lo Stato, storicamente perdente nella lotta all’evasione fiscale, propone ai contribuenti un accordo di non belligeranza, con la minaccia di maggiori controlli e facendo leva sugli ampi margini di manovra che la stessa evasione fiscale le consente. Il concordato preventivo biennale è, se vogliamo, il racconto di un fallimento.

Analizzando le statistiche delle dichiarazioni fiscali presentate dai contribuenti italiani nel 2022, relative all’anno di imposta del 2021 (dati del Dipartimento delle Finanze), si evince che il reddito medio degli italiani, di ogni categoria di reddito, è stato di 22.500 euro, mentre il reddito medio dichiarato dagli imprenditori titolari di ditte individuali è pari a 24.130 euro (19.480 euro il reddito medio delle partecipazioni in società di persone). Si tratta, in tutti i casi, di redditi lordi, poco più di mille euro netti al mese. Davvero troppo poco per essere credibili.

Tanto dovrebbe essere sufficiente per comprendere che il concordato preventivo biennale andrà ad attaccare il “cuscino" esistente fra redditi effettivi e redditi dichiarati, minacciando controlli puntuali su chi non scenderà a patti e, di conseguenza, facendo leva sulla paura di tutti i contribuenti infedeli. Per questo motivo non saremmo di certo noi professionisti a coglierne e consigliarne la convenienza, ma saranno i contribuenti, guardandosi allo specchio, a decidere del proprio destino.

Per noi, piuttosto, si tratta dell’occasione unica per svestirci dell’ingrato abito che ci è stato attribuito di “facilitatori” dell’evasione fiscale, per decidere, una volta per tutte, da che parte stare.

16/01/2024

La rivoluzione CRIPTO: la SEC approva gli ETF

Via libera di Wall Street ai primi fondi investimento negoziati in borsa in bitcoin. Una decisione sofferta e in parte rovinata da un hackeraggio, che non implica l’accettazione da parte dell’universo finanziario

Nati nel 2009 da un anonimo inventore (forse addirittura un gruppo) di cui si conosce solo il nome d’arte - Satoshi Nakamoto - con l’idea anarco-rivoluzionaria di creare un’alternativa allo strapotere delle valute tradizionali restituendo alle persone l’alternativa di un’economia che fosse libera, istantanea, senza rischi di “double spending” e la necessità di intermediari, con l’inizio del 2024 i bitcoin arrivano al giro di boa: uscire dal sottobosco ed essere ammessi nel ristretto circolo della finanza che conta. Quella alla luce del sole.

Un passaggio epocale, che mette la parola fine a più di 15 anni di esistenza “carbonara” per vedersi aprire le porte di Wall Street, il tempio della finanza mondiale. Mercoledì, scegliendo per l’annuncio ufficiale il momento della chiusura delle contrattazioni, la “SEC” (Security and Exchange Commission) - una sorta di Consob americana - ha annunciato di aver accolto 11 prodotti di investimenti “ETF Spot” collegati alla criptomoneta. In pratica, delle forme di risparmio collettivo a gestione passiva che replicano fedelmente l’andamento di una materia prima, un indice, una commodity o un mercato. Uno strumento particolarmente apprezzato poiché, a parità di condizioni, permette rendimenti decisamente più alti rispetto ad altri investimenti bancari.

A monte della decisione il fatto che, dopo 15 anni vissuti da battitore libero, con decine di domande regolarmente respinte al mittente motivate dai timori di possibili truffe e manipolazioni, ma costellati anche da scandali, truffe e frodi che ne hanno minato la credibilità, il bitcoin non è mai riuscito a sfondare come forma di pagamento al dettaglio, al contrario ritagliandosi uno spazio sempre più ampio nella veste di forma alternativa di investimento che ha fatto sicuramente la fortuna di quanti hanno saputo cogliere il momento giusto per capitalizzare, seguiti da molti altri che invece hanno semplicemente tentato la fortuna scegliendo il momento sbagliato.

L’ingresso nel gotha dell’economia mondiale non ha causato, come spesso accade, rialzi improvvisi, ma secondo gli esperti e gli operatori americani porterà ad un aumento dei capitali investiti bitcoin con conseguente aumento del prezzo, attualmente salito fino a 45mila dollari. Secondo alcune stime, già il primo anno di negoziazione potrebbe portare a circa 14 miliardi di dollari di nuovi capitali negli ETF, contando anche sul possibile piano commissionale che inizialmente potrebbe essere particolarmente vantaggioso proprio per incentivare e attirare gli investitori.

Per altro, la cerimonia di accoglimento dei bitcoin è stata preceduta da un piccolo mistero che ha messo in moto l’FBI e un’indagine federale su un possibile hackeraggio: un Tweet sul profilo ufficiale SEC in cui si annunciava anzitempo l’ingresso della criptomoneta a Wall Street, seguito da un’immediata smentita dell’ente stesso.

L’autorizzazione della SEC, conseguenza diretta di una sentenza della corte federale che ha definito una richiesta di ingresso datata 2022 “arbitraria e capricciosa”, riguarda una dozzina di operatori finanziari, come i colossi “BlackRock”, “Invesco Galaxy”, WisdomTree” e “Grayscale”, e gli ETF saranno quotati su Nasdaq, NYSE e CBOE.

Ma la strada, come ha lasciato intendere poco dopo l’annuncio il presidente della SEC Gary Gensler, è ancora lunga: “Tutto questo non significa l’approvazione del bitcoin, che restano un asset volatile e speculativo. Gli investitori dovrebbero rimanere assai cauti sulla miriade di rischi associati ai bitcoin e ai prodotti il cui valore è legato alle criptovalute”.

Come a dire che le perplessità, i timori e lo status di “sorvegliato speciale” verso i bitcoin restano intatte, e soprattutto non significa in alcun modo un sostegno né un’approvazione implicita da parte del mondo finanziario. Anzi.

30/11/2023

SECONDA RATA ROTTAMAZIONE QUATER. DOVEROSA LA PROROGA

Doppia scadenza oggi per le imposte 2023 e la seconda rata della rottamazione-quater: ANC, con comunicato, sottolinea che "coloro i quali hanno intenzione di saldare il loro debito con l’erario, avranno non poche difficoltà a reperire la liquidità necessaria alla regolarizzazione della propria posizione fiscale (...). Alle difficoltà determinate dal già breve intervallo di tempo (un solo mese) che divide le prime due rate della rottamazione, si aggiunge la coincidenza con i termini di pagamento del secondo acconto delle imposte autoliquidate".

"Ci rendiamo conto" sostiene il Presidente dell’ANC Marco Cuchel "che il pagamento delle rottamazioni andrebbe a beneficio delle risorse disponibili per la legge di bilancio, ma occorre tenere presente che non si può pensare di soffocare le aziende per incassare una rata, compromettendo così il futuro di molte realtà produttive. Per questo torniamo a chiedere una necessaria proroga".

13/11/2023

Cripto-attività e quadro RW: il parere “definitivo” delle Entrate

Con la pubblicazione della circolare n. 30/E/2023 l’Amministrazione finanziaria ha esaminato a tutto tondo il senz’altro complesso fenomeno dei crypto-asset. Fenomeno che presenta (da sempre) alcune specifiche criticità rispetto al tema del monitoraggio fiscale, di interesse per i beni in esame e rispetto al quale il documento di prassi di recente pubblicato ha in parte integrato i precedenti indirizzi della versione in bozza.

Anche sul monitoraggio fiscale delle cripto-attività, come accade per il trattamento fiscale ad esse dedicato in generale (si vedano gli articoli Trattamento reddituale delle cripto-attività fino al 2022 del 2 novembre 2023 e La fiscalità delle cripto-attività a partire dal 2023: panoramica delle Entrate del 9 novembre 2023), la circolare n. 30/E del 27/10/2023 risulta suddivisa in due parti: la prima sulla disciplina che vale fino all’entrata in vigore della “Legge di Bilancio 2023”, e la seconda su quella successiva al 01/01/2023.

Nessuna novità è però emersa, rispetto alla bozza messa a disposizione degli operatori a metà giugno, con riguardo agli obblighi di monitoraggio precedenti alla normazione organica delle cripto (quadri RW dei modelli reddituali fino al periodo d’imposta 2021). In merito l’autorità fiscale si limita difatti a ricordare come in diverse occasioni in passato – nella risposta a interpello n. 788 del 24/11/2021 o addirittura, a livello ministeriale, a partire dalle istruzioni per il modello Redditi 2019 relativo al periodo d’imposta 2018 – fosse stato affermato che la detenzione di valute virtuali da parte delle persone fisiche, attraverso “portafogli” o “conti digitali”, portasse alla necessità di adempiere agli obblighi di compilazione del quadro RW del modello dichiarativo.

Quanto detto è coerente in primis, entrando più nello specifico, con ciò che è stato affermato in passato da parte della Corte di Giustizia Europea nella sentenza di cui alla causa n. C-264/14 del 22/10/2015 (laddove si equiparavano le criptovalute alle valute estere), con un sillogismo che in tal modo si uniforma alla “logica sistematica” di monitoraggio sottesa al quadro in esame, tale per cui quest’ultima rappresenta un’attività dichiarativa volta a rafforzare il contrasto alle frodi internazionali attuate mediante l’illecito trasferimento e/o detenzione all’estero di attività produttive di reddito, giustificandosi dunque il tutto per le ragioni di “cautela erariale” e di lotta all’evasione (cfr. circolare n. 38/E del 23/12/2013, § 1.3.1.).

Operativamente viene inoltre chiarito che – come parimenti riportato più volte in passato – per le valute virtuali sussisteva, già prima dell’avvento della Legge 197/2022, l’obbligo di compilazione del citato quadro RW anche qualora le stesse fossero detenute su chiavetta USB, così come sul telefonino o sul PC. E, in ogni caso:
nella colonna 3 del riepilogo afferente al monitoraggio (“Codice individuazione bene”) doveva essere indicato il codice 14, per le “Altre attività estere di natura finanziaria”,
senza però compilare la colonna 4, relativa al “Codice Paese estero” di detenzione.
Passando alla nuova regolamentazione, l’Agenzia delle Entrate riporta innanzitutto come dal 01/01/2023 l’attività di monitoraggio debba avere ad oggetto tutte le cripto-attività e non solo le criptovalute; specificazione che vale in senso prettamente tecnico dato che, nel vasto “mondo cripto”, vi sono beni che non hanno solamente funzione valutaria – come ad esempio i security token, che sono legati a un’offerta di strumenti finanziari e rappresentano, quindi, una partecipazione nell’entità che ha emesso lo stesso token. E ciò, si badi, non riguarda solamente le persone fisiche bensì tutti i soggetti che in precedenza erano obbligati a dichiarare i soli beni detenuti all’estero (quindi enti non commerciali, società semplici e soggetti ad esse equiparate), oggi anche i beni digitali.

Inoltre, il legislatore ha espressamente previsto l’obbligo di compilazione del quadro RW del modello Redditi anche da parte dei soggetti che, pur non essendo possessori diretti delle cripto-attività, siano titolari effettivi dell’investimento (secondo quanto previsto dalla normativa antiriciclaggio).

Va però tenuto in considerazione, come si evidenzia del documento di prassi da poco pubblicato, che sulla base dell’attuale formulazione normativa gli obblighi di monitoraggio fiscale delle cripto-attività sussistono indipendentemente dalle modalità di archiviazione e conservazione delle stesse; questo, peraltro, prescindendo dalla circostanza che le stesse siano detenute all’estero o in Italia (come specificato nella relazione illustrativa alla “Legge di Bilancio 2023”). Per questo motivo, in coerenza con i chiarimenti già resi in materia, mediante le risposte agli interpelli pubblicate in passato, continua ad essere oggetto di compilazione nel quadro RW la detenzione di criptovalute, alla quale si aggiungono poi tutte le altre fattispecie di cripto-attività detenute attraverso “portafogli”, “conti digitali” o altri sistemi di archiviazione o conservazione – trattandosi in ogni caso di asset potenzialmente suscettibili di produrre redditi imponibili in Italia (quali redditi diversi ai sensi della nuova lettera c-sexies) dell’art. 67, comma 1 del Tuir).

Una prima novità della circolare n. 30/E/2023, rispetto alla versione bozza, è riscontrabile laddove l’autorità fiscale afferma che nel quadro RW va compilato un rigo per ogni portafoglio, conto digitale o altro sistema di archiviazione o conservazione detenuto dal contribuente. Si può notare come simile indicazione risulti in controtendenza rispetto a quanto riportato nelle istruzioni al modello Redditi 2023 per il periodo d’imposta 2022 (relativamente alle persone fisiche si vedano le pagg. 46 e 47 del secondo fascicolo), in cui al paragrafo “Valorizzazione degli investimenti e delle attività di natura finanziari” si afferma che, in presenza di più operazioni della stessa natura, il contribuente può aggregare i dati relativi a un insieme di prodotti finanziari omogenei caratterizzati dai medesimi codici “investimento” e “Stato Estero”. Da quanto statuito dall’autorità fiscale deriva quindi un maggior grado di dettaglio rispetto a ciò che va generalmente indicato nel prospetto in esame.

Altro aspetto “inedito” è quello per cui, sempre secondo le Entrate, non devono formare oggetto di monitoraggio le cripto-attività per le quali il contribuente sia in grado di dimostrare, attraverso la presentazione di una denuncia presso un’autorità di pubblica sicurezza, di aver smarrito o aver subito il furto delle chiavi private.

Un’ultima specificazione riguarda poi il tema del raddoppio delle sanzioni per la mancata compilazione del quadro RW, per il quale si ricorda come l’ordinaria penalità – che va dal 3 al 15% degli importi non dichiarati (ex art. 5, comma 2, primo periodo del D.L. 167/1990) – debba essere moltiplicata per due, passando quindi alla misura che va dal 6 al 30%, qualora i beni da dichiarare siano localizzati in paradisi fiscali (secondo periodo del citato art. 5, comma 2).

In proposito, attestandosi su quanto da sempre affermato da parte della stampa specializzata, tenuto conto della natura delle cripto-attività, ossia beni “a-territoriali” che non risultano tecnicamente localizzati in alcun territorio, non si applica il raddoppio della sanzione prevista per la detenzione di investimenti all’estero ovvero di attività estere di natura finanziaria negli Stati o territori a regime fiscale privilegiato.

Indirizzo

Rome
00195

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