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Giotto Studio è il tuo partner di fiducia a Treviso. 🛡️ Consulenza Fiscale, Societaria & Modelli 231. ⚖️ Risoluzione conflitti con la Pratica Collaborativa. 📈 Trasformiamo i numeri in strategia. L’attività dello Studio riguarda consulenza e assistenza contabile, societaria, fiscale e contrattuale, consulenza e assistenza in materia di agevolazioni d'impresa e contributi comunitari, nazionali, regionali e provinciali, consulenza e assistenza tributaria, perizie di stima e valutazione di aziende, dichiarazioni e adempimenti fiscali, realizzazione di analisi e di budget aziendali annuali e infrannuali, attività di sindaco, revisore e membro di organismi di vigilanza.

A fine maggio vi avevo fatto una confessione. Ora che le giornate si accorciano e si avvicinano i mesi più intensi dell’...
30/10/2026

A fine maggio vi avevo fatto una confessione. Ora che le giornate si accorciano e si avvicinano i mesi più intensi dell’anno, la ripropongo. Prima di tutto a me stessa.
Buon fine settimana, e buon Ognissanti.

Oggi vi faccio una confessione poco "da manuale", ma molto vera.

Faccio ancora una fatica tremenda a spegnere il telefono nel weekend.

La teoria la conosco benissimo: il riposo serve, bisogna staccare la spina, mettere dei confini è fondamentale per lavorare meglio. Ma poi arriva il sabato pomeriggio (o la pausa pranzo ... o la sera dopo cena..), suona la notifica di un cliente per un dubbio "al volo", e il mio istinto è puntualmente quello di rispondere subito.

Lo faccio perché ai miei clienti ci tengo davvero, e perché penso sempre: "Massì, ci metto solo due minuti, così lo tranquillizzo".

La verità è che ci sto lavorando. Sto cercando di educare me stessa (e, con tanta pazienza, anche voi) a non cedere a questa tentazione.

Perché rispondere a un finto imprevisto la domenica non mi rende una professionista più brava. Mi toglie solo quell'energia e quella lucidità che mi servono per essere davvero concentrata e "sul pezzo" il lunedì mattina, quando i numeri delle vostre aziende richiedono il 100% della mia attenzione.

Le vere urgenze si contano sulle dita di una mano. Tutto il resto può aspettare il lunedì.

Prometto solennemente che ci proverò. E invito anche voi, che guidate le vostre aziende 24 ore su 24, a fare lo stesso. Spegniamo questi telefoni (o almeno... proviamoci!).

Buon fine settimana (per me lungo...),
Francesca

«Il dentista l’ho pagato in contanti. Tanto ho la fattura.»Purtroppo non basta.Dal 2020, per gran parte delle spese che ...
28/10/2026

«Il dentista l’ho pagato in contanti. Tanto ho la fattura.»

Purtroppo non basta.

Dal 2020, per gran parte delle spese che danno diritto alla detrazione del 19% nella dichiarazione dei redditi, avere il documento fiscale non è sufficiente. Conta come paghi.
La detrazione spetta solo se il pagamento è tracciabile: bancomat, carta di credito, bonifico o assegno (art. 1, comma 679, L. 160/2019).

Pagato in contanti? Detrazione persa. Anche con la fattura in mano.

Le eccezioni ci sono: farmaci, dispositivi medici e prestazioni di strutture pubbliche o private accreditate al Servizio Sanitario Nazionale si detraggono anche se pagati in contanti (art. 1, comma 680, L. 160/2019).

Per tutto il resto, serve il pagamento elettronico: il dentista privato, il fisioterapista, le visite specialistiche private, ma anche il veterinario o l’attività sportiva dei ragazzi.

Un consiglio pratico: pinzate sempre la ricevuta del POS insieme alla fattura. E da qui a fine anno, quando potete, pagate con la carta.

Arrivare a maggio con un cassetto pieno di fatture e scoprire di aver bruciato tutte le detrazioni è un errore che si paga di tasca propria. Il risparmio fiscale si costruisce adesso, al momento del pagamento. Non quando si compila la dichiarazione.

26/10/2026

Halloween si avvicina. Ma altro che zucche e fantasmi. 🎃
Queste sono le cose che fanno davvero paura a una commercialista. Quale vi ha fatto ridere di più? E quale avete fatto anche voi? 😄

«La compro con la ditta, così la scarico tutta.»È la classica frase di fine anno, quando si cerca l'acquisto rapido per ...
23/10/2026

«La compro con la ditta, così la scarico tutta.»

È la classica frase di fine anno, quando si cerca l'acquisto rapido per abbattere l'utile. L'idea di fondo sembra inattaccabile. Ma quando mettiamo i numeri sul tavolo, la storia è completamente diversa.

Per un’auto aziendale a uso promiscuo — il caso di quasi tutti gli imprenditori — la legge (art. 164 TUIR) è spietata. Il costo si deduce solo al 20%, e c'è un tetto massimo: 18.075,99 euro. Tutto quello che spendi sopra quella cifra, per il fisco, semplicemente non esiste. Sul fronte dell'IVA, la detraibilità si ferma al 40%.

La matematica non fa sconti. Se compri un'auto da 40.000 euro convinto di dimezzare l'F24, ti stai illudendo. La parte di costo che andrai a dedurre realmente copre solo una frazione minima del bonifico che hai fatto alla concessionaria.

Le eccezioni esistono: agenti di commercio, auto assegnate ai dipendenti, autocarri e veicoli strumentali puri hanno regole diverse e più vantaggiose.

Ma proprio per questo, l'auto aziendale non è un trucco fiscale universale. È un investimento che richiede un calcolo esatto prima di varcare la porta della concessionaria.

Le valutazioni di convenienza si fanno a tavolino, in studio. Quando il contratto è firmato e il bonifico è partito, l'impatto fiscale si subisce, non si pianifica.

«Te la mando su WhatsApp, che faccio prima.»Lo so. Ed è proprio per questo che ho attivato WhatsApp Business con il nume...
21/10/2026

«Te la mando su WhatsApp, che faccio prima.»

Lo so. Ed è proprio per questo che ho attivato WhatsApp Business con il numero fisso dello studio.

Prima i documenti arrivavano un po’ ovunque: sul mio cellulare personale, la sera tardi, mescolati ai messaggi di famiglia. Buste paga, contratti d’affitto, carte d’identità, a volte spese mediche. Dati che la normativa sulla privacy tutela con attenzione, alcuni in modo particolare (art. 9 del Regolamento UE 2016/679, il GDPR).

Adesso c’è un canale solo, dello studio, separato dalla mia vita privata. E una regola semplice: quello che arriva viene archiviato nella cartella giusta e poi cancellato dalla chat.

Per i documenti più delicati o per le pratiche corpose resta preferibile l’email dello studio. Ma per una domanda veloce, un appuntamento, una foto dimenticata, ora c’è un numero pensato apposta.

La comodità va benissimo. Basta che non venga prima della sicurezza dei vostri dati.

Il numero WhatsApp dello studio è 0438801512.

E voi, come mandate i documenti al vostro commercialista?

Il motto del mio studio è: «No stress, please».So che fa sorridere. Una commercialista che parla di "niente stress" semb...
19/10/2026

Il motto del mio studio è: «No stress, please».

So che fa sorridere. Una commercialista che parla di "niente stress" sembra una provocazione.

La burocrazia c'è, le normative cambiano di continuo e le PEC dell'Agenzia delle Entrate arrivano. Non vivo fuori dal mondo.
Ma chi guida un'azienda deve avere la testa libera per fare l'imprenditore. Punto.

Nel mio studio, "No stress" non è un augurio o uno slogan motivazionale. È un metodo di lavoro che si traduce in tre scelte:

Delega totale: tolgo dalla tua scrivania tutto quello che non è il tuo mestiere.

Restituire un fisco più chiaro: spiegato senza giri di parole, senza sigle incomprensibili.

E soprattutto esserci. Avere qualcuno accanto quando arriva una comunicazione che spaventa, una scelta da fare, un dubbio che non lascia in pace.

La complessità del fisco italiano non si può cancellare. Ma si deve governare. E quando deleghi i numeri a chi li sa gestire, smetti semplicemente di farti togliere il sonno da un F24.

Cosa succede al primo incontro in studio?Di solito, tre cose non succedono:Non ti leggo il bilancio in mezz’ora.Non ti p...
16/10/2026

Cosa succede al primo incontro in studio?

Di solito, tre cose non succedono:
Non ti leggo il bilancio in mezz’ora.
Non ti prometto di farti pagare meno tasse prima di sapere come lavori.
Non ti do risposte definitive su due righe di un documento guardato al volo.

Il primo incontro non serve a fare i conti. Serve a capire l'azienda.

Ti ascolto. Ti chiedo cosa fai, come sei arrivato fin qui, dove vuoi andare. Voglio capire cosa ti preoccupa della tua gestione e cosa, invece, funziona benissimo e non va assolutamente toccato.

Leggere davvero un bilancio richiede tempo, metodo e analisi. Dare un’informazione approssimativa solo per fare bella figura in trenta minuti non è il mio modo di lavorare.

Il primo incontro serve a capire se parliamo la stessa lingua e, detto molto francamente, se ci piacciamo. Lavorare sui numeri di un'impresa richiede una fiducia totale da entrambe le parti. Se manca quell'intesa di base, nessuna strategia funzionerà mai.

I conti, e le soluzioni, arrivano subito dopo.

Ottobre. In studio è ripartita la stagione di una domanda precisa: «Francesca, quanto posso ancora fatturare quest’anno?...
12/10/2026

Ottobre. In studio è ripartita la stagione di una domanda precisa: «Francesca, quanto posso ancora fatturare quest’anno?»

Ogni anno la stessa scena. Clienti che a novembre rimandano lavori, spostano fatture, dicono di no a nuovi incarichi. Non per strategia. Per paura di perdere il forfettario.

Questa estate avevo scritto un post su questo. Era luglio, nessuno ci pensava. Adesso è il momento giusto per rileggerlo.

👇

«Sto nel forfettario, pago pochissime tasse. Perché dovrei uscirne?»

C'è un momento esatto in cui questa frase smette di essere un vantaggio finanziario e si trasforma nel più grande limite alla tua crescita aziendale.

Il forfettario è comodissimo all'inizio. Aliquota bassa, gestione semplice. Ma i nodi vengono al pettine quando l'attività inizia a girare sul serio e vuoi spingere sull'acceleratore.

Il primo cortocircuito è sui costi. Nel forfettario i tuoi costi reali non contano nulla, perché lo Stato decide a tavolino il tuo margine. Se per far crescere il business hai bisogno di investire in software costosi, appoggiarti a collaboratori esterni o affittare una sede vera, per il Fisco è come se quei soldi non li avessi mai spesi. Finisci per pagare le tasse su spese che hai effettivamente sostenuto.

Il secondo problema è psicologico e blocca le vendite.
Vedere professionisti e piccole imprese che a novembre smettono letteralmente di lavorare (o di fatturare) per non perdere il "privilegio" fiscale è l'esatto opposto di fare business. Frenano la propria crescita per non pagare tasse in più.

Non vi sto dicendo che il forfettario sia sbagliato a prescindere. Dico solo che l'aliquota del 15% non deve diventare un paraocchi.

A volte, passare al regime ordinario ti fa pagare qualche punto percentuale in più, ma ti permette di scaricare i costi veri e, soprattutto, di spingere sulle vendite senza il terrore di guardare i conti a fine anno.

Il regime fiscale giusto non è quello che ti fa risparmiare oggi costringendoti a restare piccolo. È quello che serve all'azienda che hai deciso di diventare domani.

«Francesca, eravamo abituati a decidere tutto io e mio fratello, al bar sotto l'azienda. Ora siamo in dodici e non contr...
09/10/2026

«Francesca, eravamo abituati a decidere tutto io e mio fratello, al bar sotto l'azienda. Ora siamo in dodici e non controlliamo più niente.»

È la classica crisi di crescita delle PMI.

Finché un'impresa ha tre dipendenti e una manciata di clienti, si governa a braccio. Le decisioni sono immediate, i numeri si tengono a mente, la fiducia reciproca basta e avanza per far girare le cose. Le procedure scritte non servono.

Ma quando il fatturato cresce e le persone aumentano, il metodo "ci capiamo con uno sguardo" diventa un rischio operativo enorme.

Non bastano più il buon senso e le chiacchierate informali. Servono organigrammi reali. Servono deleghe di spesa scritte in modo che chi sbaglia ne risponda. Servono flussi di controllo per evitare che il titolare debba autorizzare ogni singola virgola.

Se l'azienda cresce ma l'impostazione resta quella del "facciamo tutti tutto", il titolare si trasforma nel principale collo di bottiglia della sua stessa impresa. I margini crollano sotto il peso dell'inefficienza e il rischio di commettere errori si moltiplica.

Crescere è l'obiettivo. Strutturarsi è l'unico modo per sopravvivere a quella crescita senza schiantarsi.

Due soci. Un'azienda bloccata. Una lite destinata a trasformarsi nell'ennesima causa in tribunale da dieci anni.È finita...
07/10/2026

Due soci. Un'azienda bloccata. Una lite destinata a trasformarsi nell'ennesima causa in tribunale da dieci anni.

È finita invece a un tavolo, chiusa in pochi mesi, usando un metodo preciso e ancora troppo poco diffuso: la Pratica Collaborativa.

Funziona con una regola contrattuale ferrea: le parti e i rispettivi avvocati firmano un patto in cui si impegnano a trovare un accordo stragiudiziale con totale trasparenza sui dati. Se la trattativa salta e si va davanti a un giudice, gli avvocati devono rinunciare all'incarico.

Questo vincolo cambia completamente le dinamiche. Al tavolo non c'è spazio per i tatticismi o per far melina: l'obiettivo di tutti è chiudere.

In questo schema, intervengono professionisti neutrali. Io partecipo come esperto finanziario. Il mio compito non è fare gli interessi di una delle due parti, ma blindare i numeri. Metto entrambi i soci di fronte agli stessi bilanci, letti con lo stesso metro. Quando i dati diventano oggettivi e inequivocabili, le pretese irrealistiche crollano e si inizia a negoziare sulle basi vere dell'azienda.

Nel caso di questi due soci, sono bastate poche sedute. Il risultato: nessun tribunale, continuità aziendale garantita e cassa preservata.

Una lite societaria non deve per forza diventare una guerra di logoramento. Si risolve disinnescando l'emotività e mettendo i numeri veri al centro del tavolo.

Indirizzo

Via Belvedere, 9/A/Falze' Di Piave
Sernaglia Della Battaglia
31020

Orario di apertura

Lunedì 08:30 - 12:30
14:00 - 18:30
Martedì 08:00 - 13:00
Mercoledì 08:30 - 12:30
14:00 - 18:30
Giovedì 08:30 - 12:30
14:00 - 18:30
Venerdì 08:00 - 13:00

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