26/10/2026
RESIDENZA FISCALE ALL’ESTERO: NON BASTA IL CONIUGE IN ITALIA
Il coniuge vive in Italia: basta questo per contestare la residenza fiscale all’estero? Nel caso esaminato dalla CGT di primo grado di Pescara, no. La sentenza n. 745/2026 riguarda il rimborso delle ritenute sulla pensione del 2022 e l’applicazione della Convenzione Italia-Grecia.
Il contribuente aveva documentato il proprio trasferimento attraverso l’iscrizione all’AIRE, la permanenza in Grecia, la disponibilità di un’abitazione, un conto corrente sul quale riceveva la pensione e l’assolvimento degli obblighi fiscali nello Stato estero. Non una semplice dichiarazione di residenza, quindi, ma un insieme di elementi concreti.
La permanenza del coniuge in Italia era invece giustificata da documentate esigenze di assistenza familiare. I giudici hanno inoltre ritenuto insufficienti gli altri collegamenti valorizzati dall’Ufficio: una SIM italiana, consumi irrisori di gas, vecchie automobili prive di assicurazione e mutui risalenti nel tempo.
Il punto è proprio questo: accertare la residenza fiscale richiede di comprendere dove e come vive realmente una persona. Non di sommare qualsiasi traccia rimasta in Italia, ignorandone il significato concreto e le prove del trasferimento all’estero.